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Renee Magritte (1898-1967)
"Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto poichè il significato della mente stessa è sconosciuto".
E a chi cercava di interpretare i suoi dipinti, Renè Magritte amava rispondere: "E' più fortunato di me". Il pittore surrealista belga considerava infatti il suo lavoro riuscito soltanto quando nessuna spiegazione si dimostrava in grado di soddisfare il modo in cui abitualmente si guarda e si pensa, scongiurando così la mediocrità di qualsiasi tipo di interpretazione.
La metafisica di De Chirico ebbe infatti un ruolo centrale nell'evoluzione della sua pittura da un iniziale cubismo ad un linguaggio pittorico maturo ricco di immagini fantastiche e di situazioni insolite con risultati di inquietante ambiguità.
Ma De Chirico fu per Magritte soprattutto il primo artista a considerare ciò che si dipingeva più importante di come si dipingeva. Il quadro di De Chirico "La Storia Centrale (1928)" ricco di aspetti onirici e dall'atmosfera sospesa, sta a significare proprio la centralità delle suggestioni dechirichiane sull'intera opera di Magritte.
Anche "Le Tombeau des Lutteurs", che ha anche come titolo "Il Canto d'Amore" è un significativo omaggio al quadro di de Chirico.
"Perchè un'opera d'arte sia veramente immortale, è necessario che esca completamente dai confini dell'umano: il buon senso e la logica la danneggiano.
In questo modo essa si avvicinerà al sogno e alla mentalità infantile". Le parole scritte da de Chirico nel 1914 spiegano perchè i suoi quadri incantano l'artista belga.
Magritte, infatti, crea immagini di grande impatto emotivo proprio perchè da una parte propongono le incongruenze di un mondo scomposto e ricomposto secondo i moduli di un'allucinazione ma, dall'altra, vengono paradossalmente dipinte con la didattica semplicità delle illustrazioni per i libri d'infanzia. ll risultato è una realtà nuova, a tratti inquietante, carica di insidie come in un incubo o estraniata fino all'assurdo.
Magritte è un artista che attraverso lo shock e il paradosso volle mettere il mondo reale sotto processo sfidando deliberatamente il senso comune fatto di idee preconcette, rivelando nello stesso tempo la misteriosa natura del pensiero e della mente umana.
"Il surrealismo si basa sulla fede nella realtà superiore di alcune forme di associazione prima d'ora dimenticate, fede nell'onnipotenza del sogno, nel gioco disinteressato del pensiero".
Quanto scritto da Breton si vede in tutti i suoi quadri:
ora di fronte ad un paio di scarpe che a ben guardare sono fatte di carne (Le modile rouge, 1953), ora di fronte all'enigmatico omino con la bombetta associato alla Primavera di botticelliana memoria (Le bouquet tout fait, 1956),
ora di fronte ad una coppa di champagne, irrealmente posta in una pianura, dalle dimensioni gigantesche, che contiene una soffice nuvola bianca (La corde sensible, 1963).
Un senso di "spaesamento" ci afferra nel cercare di cogliere i nessi, le associazioni tra gli elementi all'interno del dipinto, i collegamenti tra il contenuto del quadro e il suo stesso titolo.
E' ciò che accade osservando anche La catapulte du disert (1926), La lampe philosophique (1936), La voix du sang (1948), o lo splendido Empire des Lumiires (1961), in cui il contrasto tra un cielo azzurro e chiaro e la facciata di una casa immersa nella notte e illuminata da un lampione, disorienta lo spettatore.
Magritte visitò due volte l'Italia rimanendo fortemente colpito dalle sue architetture classiche. Il ricordo di quanto visto durante il viaggio torna in alcuni dei suoi lavori. Basti pensare, ad esempio, ai quadri La folie des grandeurs, Perspective: Madame Ricamier de David e La nuit de Pise.
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